Nido: Shapes and numbers

Nido: Shapes and numbers

Nel gruppo di quest’anno ho 5 bambini. Mio figlio, Enrico, è il più grande con tre anni e 4 mesi, mia figlia, Elisabetta è la più piccola con 21 mesi. Gli altri tre bimbi sono tra 29 e 33 mesi. Nel programma inglese abbiamo messo tutto ciò che già conoscono in italiano, ma devono accoppiare con le parole inglesi: membri di famiglia, parti del corpo, passaggi della giornata, colori, numeri, forme, etc. 

Per rendere consapevole tutto ciò che parlavano in una lingua un po’ strana (l’inglese), abbiamo visualizzato quasi tutto. Come già spiegato qua, usiamo forbici e colori giornalmente. Così veniva come una cosa naturale di preparare tante forme (tanti cerchi e tanti triangoli etc.) per poi appiccicarli sui fogli. Ecco i risultati:

Non potevano mancare nemmeno i numeri, che ho scritto io e ho fatto ripassare con le ditine mille e mille volte. Per contare poi le somme, abbiamo appiccicati delle palline colorate (adesivi) intorno ai numeri. Così anche se qualcuno non si ricordava un numero, poteva fare i conti e riconoscerlo. Ecco alcuni esempi:

Situazioni buffi abbiamo ogni giorno giocando con i numeri: Run to number 4!… e tutti corrono tranne Bepi. Io: Yes, this is number four! Bepi: Non è four, questo è quattro 🙂

E qua mi fermerei un attimo per analizzare come possono vivere i bimbi questa bi-lingualità. Mi fanno ridere quelli che parlano di confusione o di stanchezza di imparare una seconda lingua. I bambini non imparano seconda o terza lingue, loro imparano LA lingua. E sono ben capaci di accettare che la stessa cosa o persona va chiamata con nomi diversi. Certamente come primo incontro lo possono mettere in dubbio, come ha fatto Bepi (un segno di altro livello di fiducia in sé e della propria conoscenza, una cosa che spero non perdano mai questi bimbi). Però poi accettano che ad esempio Mamma chiama questa cosa così, mentre la maestra con un altro nome. Intorno all’età di 3 e mezzo (che vedo da Enrico) viene la consapevolezza delle lingue. Lui mischia le due lingue, però capisce già la richiesta: How do you say that in English? Vedo anche che collegano i bambini la lingua inglese al posto (il nido) e alla persona (me). Sanno che so parlare anche la lingua dei loro genitori, però come qualunque altra mia qualità, la lingua che uso per loro appartiene a me. Mi rispondono con parole di inglese quando lo sanno, in italiano quando no.

E questo processo dovrebbe poi continuare più avanti: la separazione delle parole di una o l’altra lingua. Il collegamento della lingua a situazioni e persone. Più avanti poi la capacità di staccare la lingua delle situazioni e persone conosciute e applicarla anche in/con nuove. Ne parliamo più avanti.


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