Mother to mothers: Cosa faccio con i miei bimbi quando non c’è la tata?

Mother to mothers: Cosa faccio con i miei bimbi quando non c’è la tata?

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Category : maternità , pensieri

Da mamme siamo sovraccaricate dagli consigli sul ‘quality time’ con i nostri figli. Farli uscire all’aria aperta, al mare, al parco, giocare con loro non-stop, lasciando tutto, dedicare il nostro poco tempo solamente a loro quando non c’è scuola o la tata ha un giorno libero. Già, siamo anche abbastanza abituati a tenere lontani i nostri figli da noi, in parte perché abbiamo paura del tempo vuoto con loro. Noi sempre dobbiamo fare qualcosa, loro invece vogliono fare qualcosa. Ma il speciale è di nuovo nel semplice.

Io da poco sono mamma (quasi tre anni), ma da sempre ho creduto che la miglior preparazione per la vita è per i bambini di vivere/lavorare con mamma e papà. Forse perché la mia mamma mi ha reso parte di ogni attività che faceva (sapevo pulire la casa già a 8 anni, conoscevo i programmi della lavatrice e tutti i negozi dove andavamo). Si deve anche giocare con i bambini giustamente, ma i piccoli sono ripetitivi: il mio figlio riesce a ripetere lo stesso gioco/scherzo 150 volte senza sosta… Trovo umano di dire bastadopo un po’. Ed ecco che diventa possibile aprire la porta del mondo dei grandi a loro, con cose semplicissimi. Penso che la cosa più semplice e rilassante sia di ‘Just simply doing things together’. Invece di sconvolgere tutta la nostra giornata, pensare come i bimbi possono farne parte, aiutandoci. Aiutare ai grandi è il gioco più bello per loro.

Cominciamo nella cucina. Noi abbiamo una superficie abbastanza grande nella cucina, dove metto spesso i miei nanetti e li faccio fare cose:
– Enrico sbuccia frutta o piselli/fave
– Elisabetta mette le cose tagliate nei contenitori
– Enrico mette il sale nel acqua della pasta
– Elisabetta aiuta aprire e chiudere le scatole/buste, etc.

Adorano preparare muffin/biscotti, anche se poi io li mangio, loro non li vogliono (povera bilancia).

Ma anche nelle altre faccende cercano di aiutarmi. Un giorno ho trovato la stanza dei miei piccoli ‘upside down’: la libreria era stata svuotata, tutti i libri per terra o sul letto e nella libreria cantava il mio figlio con un Swiffer: stava spolverando. A chi serve una cameriera?! Lui pulisce cantando!

Nel supermercato Elisabetta sta seduta nel ‘seggiolone’ del carrello, Enrico dentro il carrello. Lui spinge i numeri sulla bilancia per la frutta e verdura, lui carica e scarica la merce alla cassa, dà i soldi al signore che lo conosce già e poi aiuta di mettere le cose nelle buste. Tutto questo col entusiasmo più grande del mondo e parliamo di un bambino di due anni e mezzo.

Ma anche nel lavare:
– mi aiutano a separare bianchi dai colorati
– mi aiutano a mettere il sapone nella lavatrice
– mi aiutano caricare e scaricare la lavatrice
– cominciano anche usare le pinzette etc.

Ci sono lavori che non riesco a fare con loro: inaffiare diventa abbastanza stressante, siccome devo anche passare lo straccio dopo oppure lavare il pavimento è pericoloso perché si scivola. Tante volte devo dire di noa loro perché uso saponi più forti e a dire il vero, non vedo tanto senso in pulire specchi in una casa dove ci sono due piccolini.

Ma la cosa bella: non mi spaventa se un giorno non abbiamo un programma come mare, spazio gioco o gita con la macchina, animazione o festa di compleanno. I nostri figli hanno bisogno di noi, come siamo. Vogliono conoscere le cose che facciamo, devono saper fare le cose senza di noi. Perché aspettare la loro adolescenza a cominciare ad insegnarli, quando non avranno più voglia di imparare? I primi anni della vita sono stupendi, perché tutto è ancora solo un gioco. Dipende da noi di fare diventare i nostri lavoretti dei giochi.


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