Mother to Mothers: Are you happy? Are you sure?

Mother to Mothers: Are you happy? Are you sure?

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Category : maternità , pensieri , siti web

In questi giorni ho dovuto stirare tanto durante la notte e come ormai abitudine mia, ho messo le cuffie e mentre cercavo di far sparire una montagna di vestiti alta un metro e mezzo, ascoltavo discorsi di ogni materia. Ed ecco che ho trovato uno che mi ha fatto fermare il ferro da stiro in mano: Rufus Griscom e Alisa Volkman: Let’s talk parenting taboos.

Una coppia americana che gestiscono un business insieme (il loro sito si chiama Babble) e dopo aver fatto successo con un sito che parlava dai tabù intorno a sesso, adesso – avendo tre figli insieme – volevano rompere il ghiaccio e parlare dei tabù intorno ad essere genitori. Ed ecco i 5 tabù di cui parlano nel loro discorso:

  1. You can’t say you didn’t fall in love with your baby in the first minute. (Non puoi dire che non ti sei innamorato del tuo bebè nel primo minuto.) Ecco, mi ricordo Vincenzo che dopo la nascita della nostra figlia (seconda in linea dopo un maschietto) diceva: ‘Già, i nostri figli nascono brutti, ma diventano belli poco dopo‘. Ed ecco, forse non è sempre un amore a prima vista, ma sarà un amore per la vita. Vi confesso che io mi sono chiesta per giorni, settimane e mesi dopo la nascita del nostro primogenito: ‘Ma tu chi sei?‘ (nei momenti romantici cantando la canzone di Eros Ramazotti: Angelo disteso al sole) ‘Che ci fai qui e io che ci faccio qua?‘ Non mi è venuta naturalmente di sentirmi una mamma (ne parlerò in un altro post), ma è stato un processo lento. Ho preso cura del mio figlio, lo allattavo, lo cullavo, ma mi sembrava un piccolo alieno stupendo. Cercavo senso di me stessa ogni giorno.
    Mentre ho vissuto molto meglio la mia seconda gravidanza, già sapevo cosa mi aspetta e reagivo a tutto da una donna che stava diventando una mamma di nuovo. Sono innamorata dei miei figli, ma questo non è accaduto nel momento della loro nascita: uno è successo dopo, uno già prima.
  2. You can’t talk about how lonely having a baby can be. (Non puoi parlare di quanto ti può far sentire sola avere un bebè.) Finalmente qualcuno che lo pronuncia, lo dice. Sì, la gravidanza ti collega con il mondo intorno a te, tutti ti guardano con amore e tenerezza. Ma una volta sei fuori dal ospedale, ti trovi a casa per lunghe ore sola solissima con una piccola creatura che ti usa, che ha bisogno di te, ma non ti fa veramente compagnia, ancora non riesce a darti gratitudine, ma ti pretende in ogni secondo. Le amiche che non hanno figli non vogliono sentire le tue storie delle giornate monotone, gli altri lavorano o fanno una vita molto più movimentata con bambini più grandi. Il tuo uomo arriverà a casa stanco e comunque senza la capacità di capire la metà di cui cerchi a raccontargli. Dopo un po’ non racconti niente: ‘La giornata è andata bene‘. La stanchezza ti cancella poco a poco. Almeno per i primi tre mesi viene da una botta la mancanza del mondo adulto e la vulnerabilità di una donna che se ne aspettava qualcos’altro, che si sente dimenticata, non importante per il mondo, isolata. Abbiamo vissuto quasi tutti, ma ne hai parlato con pochi.
  3. You can’t speak about your miscarriage. (Non puoi parlare del tuo aborto spontaneo.) Wow, anch’io ho avuto un aborto spontaneo, dopo Enrico e prima di Elisabetta. E ancora oggi mi guardano con disinteresse quando cerco di raccontare che io ho sofferto quando ho perso quella piccola creatura. Pensano che volessi fare la vittima o che sono troppo sentimentale. Che non sia più di un ciclo allungato e comunque una cosa di cui non se ne parla. Mi ricordo addirittura di una dottoressa nel ospedale che diceva: ‘Perché piange, ha già un’altro figlio a casa‘. La volevo strangolare, scusatemi per l’espressione. Sì, perdere un bambino anche se ‘solo’ un feto è una perdita e fa male. Sono d’accordo che si sente senso di colpa senza motivo. Io mi sono addirittura messa in panico pensando che qualcosa non andava bene in me, che ero fallita. Parlatene, perché non è una vergogna di una donna, ma un’esperienza che deve essere affrontata.
  4. You can’t say your ‘average happiness’ has declined. (Non puoi dire che la tua ‘felicità media’ è declinata.) Ecco la parte più preoccupante. Rufus e Alisa parlano di 4 studi indipendenti che mostrano che dopo aver fatto figli, la felicità delle coppie declina. Possono aspettare qualche miglioramento quando il loro primo figlio andrà all’università. Ma loro non sono d’accordo e presentano una teoria propria per spiegare il dinamismo della felicità di ogni genitore. Guardate lo video, secondo me anche voi sarete sorpresi che anche gli altri pensano le cose come voi. Ups and downs.

Alla fine, ci sorprendono con un ultimo tabù: You shouldn’t work together. (Non dovreste lavorare insieme – intendono i due di una coppia.) Loro lo fanno e sono convinti di fare la cosa giusta.

Finiscono il loro discorso spiegando che la felicità dipende delle aspettative realistiche: Una camminata in Tibet con lo zaino è una bella esperienza, ma se ti aspettavi un giro in Europa e ti sei fatto il bagaglio per questo, ti sentirai molto deluso arrivando in Tibet. Non pensare che essere un genitore significhi di correre sulla sabbia del mare con i tuoi cari sorridenti e rilassati. Aspetta una montagna russa e ti piacerà la corsa.

Vi vorrei invitare ad aggiungere altri tabù, di quali non si parlano e tutti dicono o pensano in un modo, ma la verità è diversa. Di alcuni dalla mia lista potevate leggere in due altri posts da pubblicare ad agosto.


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